88. Gli effetti della guerra dei Trent'anni.

   Da: J. V. Polisensky, La guerra dei Trent'anni, Einaudi,
Torino, 1982

 La guerra dei Trent'anni  presentata in queste pagine dello
storico inglese di origine boema Josef V. Polisensky come un
grande catalizzatore dei cambiamenti politici ed economici che
stavano avvenendo in Europa. Infatti, durante il conflitto, non
solo vi fu una sorta di unificazione della storia mondiale, ma si
andarono rafforzando le strutture della diplomazia, mentre intanto
cambiavano le strategie militari. Anche gli orizzonti economici
andarono mutando, con la grande espansione dell'Olanda e la rovina
di certe regioni della Germania. Ma la maggiore conseguenza fu la
conclusione del sogno spagnolo di egemonia mondiale, al quale
sarebbe seguito, da l a pochi anni, l'inizio di quello francese
del Re Sole.


   Per quanto riguarda gli sviluppi della societ europea, le
conseguenze pi significative della lunga guerra [dei Trent'anni]
stavano in determinate forze che non vengono menzionate nelle
clausole di Mnster [1648], dei Pirenei [1659], di Oliva [1660] e
di tutte le altre paci. I trattati non furono, n potevano essere,
l'espressione di una verit che ci  stata rivelata solo dal
passare del tempo: la guerra dei Trent'anni rappresent la
chiusura di una fase della storia del mondo, e la Pace di
Westfalia inaugurava un'epoca in cui questa storia diviene di
fatto unitaria, comprendendo in s l'intero continente europeo e i
territori d'oltremare che dipendevano dalle potenze marinare.
   In quale modo pot verificarsi tale fenomeno? Fu soprattutto
grazie ai cambiamenti apportati dalla guerra alla struttura
sociale dell'Europa, di una societ cio che sottoposta alla
pressione degli avvenimenti del conflitto si rese conto per la
prima volta della propria esistenza e della propria fondamentale
unitariet. Per un periodo pi o meno lungo di tempo la guerra
coinvolse tutti gli Stati europei, con l'unica eccezione forse dei
domini ottomani nel Sud-Est, la cui influenza fu comunque non
indifferente per il suo corso. L'intero continente si era diviso
in due campi in guerra l'uno contro l'altro, nonostante il fatto
che entrambe le coalizioni fossero tutt'altro che solide e alcuni
paesi fossero incerti sulla parte da prendere o passassero
dall'una all'altra. [...].
   La guerra dei Trent'anni differ anche in altri aspetti da
quelle che l'avevano preceduta nel secolo sedicesimo. Fu il primo
conflitto in cui la diplomazia attiva ebbe un ruolo rilevante, e
signific quindi una nuova fase nello sviluppo dei rapporti
internazionali. Senza i sussidi spagnoli Vienna non avrebbe potuto
resistere nel 1618-1620 [durante la fase boemo-palatina della
guerra] - e tali sussidi erano impensabili senza l'afflusso di
argento americano [proveniente da Messico e Per]. Ci rimase
valido anche nei decenni successivi, e la diplomazia austriaca si
occup come di questioni di vita o di morte degli sviluppi nei
Paesi Bassi meridionali, in Catalogna, a Napoli e a Milano. [...]
Senza la Francia e il suo sostegno n la Svezia, n la Catalogna,
n la Transilvania avrebbero potuto andare avanti. Possiamo dunque
affermare che i requisiti della generalizzazione del conflitto
furono l'esistenza nell'Europa secentesca, se non di un'unit
economica, perlomeno di una struttura di scambio e i primi segni
di un mercato mondiale, il cui centro di gravit era tutta la
regione compresa tra il Baltico, l'Atlantico e il Mediterraneo.
   La guerra fu un'impresa tanto lunga e impegnativa da richiedere
metodi di organizzazione militare e di mantenimento degli eserciti
interamente nuovi. In altre parole non fu pi possibile lasciare
il combattimento per terra e per mare nelle mani degli
imprenditori privati. I condottieri sul genere di Wallenstein
[nobile boemo che assold truppe a sue spese, mettendole a
disposizione dell'imperatore Ferdinando secondo] non potevano
certo competere con lo Stato. Gli Inglesi furono costretti alla
fine a costruire una flotta di nuovo tipo, guidata da generali
repubblicani, mentre persino i Paesi Bassi dovettero sostituire
una marina nazionale alle navi concesse in prestito dalle
compagnie commerciali. Con il cambiamento avvenuto nelle
dimensioni, nella composizione e nell'equipaggiamento degli
eserciti, le fonti finanziarie che li mantenevano divennero leve
della politica di potere. In alcuni casi tali fonti erano ben
definite e si rivelarono alla fine insufficienti alla bisogna: la
Spagna continu a sfruttare in pratica solamente la Vecchia
Castiglia, gli Asburgo d'Austria vissero del credito dei cugini di
Madrid, con la nebulosa speranza di poter un giorno saldare i
debiti grazie alle confische o al saccheggio militare. Proprio nel
periodo in cui veniva considerato ancora come un servitore devoto
della potenza asburgica, Wallenstein cominci a rendersi conto che
tali metodi non erano sufficienti, e cerc quindi di costituirsi
una pi solida base economica attraverso il controllo dei commerci
delle citt a lui assoggettate, pretendendo una
compartecipazione ai loro profitti. I Danesi finanziarono la loro
politica con i proventi delle dogane; gli Svedesi contavano di
assicurarsi un ruolo di grande potenza grazie al monopolio dei
trasporti commerciali tra l'Europa russa e quella occidentale, al
dominio sui porti prussiani e sul Sund [braccio di mare fra la
Danimarca e la Svezia], ai sussidi olandesi e pi tardi francesi e
per ultimo ad una sostanziosa riparazione da parte dei Tedeschi.
Tuttavia la Svezia non riusc alla fine a trovare una soluzione
definitiva per tale problema, e tanto meno ci fu possibile a
Stati pi arretrati come la Polonia.
   La guerra ag da catalizzatore, accelerando determinati
cambiamenti socio-economici che erano gi in atto prima del suo
inizio. Possiamo in effetti affermare che le realt economiche
rimasero essenzialmente inalterate dalla guerra, e che le tendenze
basilari della loro evoluzione continuarono ad esistere nettamente
separate da essa. E' vero anche, per, che il conflitto ebbe
contesti diversi, contribuendo qui alla crescita economica dei
Paesi Bassi, creando l i prerequisiti necessari ad un
rivoluzionario cambiamento nei rapporti di produzione inglesi,
stimolando forse altrove, nei paesi neutrali, le condizioni di un
rapido sviluppo economico. E in senso contrario signific anche la
distruzione delle classi medie in Europa centrale, il temporaneo
allontanamento della nobilt dall'iniziativa privata in regioni
tanto distanti tra loro come la Boemia e lo Holstein [ducato
germanico annesso dalla Danimarca], e l'intensificazione della
tendenza verso una nuova forma di servit della gleba in una vasta
porzione d'Europa. [...].
   E' evidente inoltre che il quadro non fu ovunque tanto
uniformemente cupo. Le regioni occidentali della Germania si
ripresero con maggiore facilit di quelle orientali, e alcune
citt imperiali si trovarono alla fine della guerra con una
disponibilit di capitale liquido maggiore che in precedenza. La
guerra diede grande impulso all'agricoltura, la cui produzione si
trov in difficolt pi per la conclusione dei combattimenti che
per il loro inizio. Il commercio granario non venne mai
interrotto, l'esportazione di prodotti tessili da Occidente a
Oriente aument rapidamente, [...] la cooperazione tra Svedesi ed
Olandesi pose le basi della rapida espansione dell'estrazione di
rame e ferro in Scandinavia, per non parlare poi delle esigenze
imposte dai nuovi armamenti e dalle nuove tecniche
ingegneristiche. [...]
   La guerra dei Trent'anni conferm dunque diseguaglianze gi
esistenti nello sviluppo economico. Essa non alter la direzione
di base delle rotte mercantili, n l'intensit dei contatti
commerciali. Per esempio, la Danimarca pot sostituire solo
temporaneamente i Paesi Bassi come tramite tra il Baltico e la
penisola iberica. Lo sviluppo economico olandese non ne venne a
lunga scadenza arrestato, e l'Olanda perdette il proprio
redditizio commercio con il nemico solo nella seconda met del
secolo, quando l'Inghilterra assunse definitivamente il controllo
del mercato spagnolo.
   Con questo arriviamo alla nostra ultima questione: la guerra
[...] mut l'ordinamento della politica europea, incanalandolo
verso nuove direttrici. Dei due modelli organizzativi che l'uomo
del 1618 aveva considerati i nuclei centrali dei due campi
opposti, le Province Unite e la Spagna, nel 1648 la seconda era
scomparsa definitivamente dalle prospettive della generazione
successiva. Il sogno di una monarchia mondiale, coltivato da
Olivares [Gaspar de Guzmn, conte-duca di Olivares, primo ministro
spagnolo], e formulato tanto suggestivamente attorno al 1625,
venne ripreso dopo il 1648 dai pubblicisti del Re Sole. Fu
un'altra contrapposizione che nella seconda met del secolo
divenne il perno su cui girava la politica europea: quella cio
tra le Province Unite e la Francia. [...] Sta di fatto tuttavia
che la Gran Bretagna e la Francia sarebbero divenute per il resto
dell'Europa i due modelli in concorrenza, almeno sino alla fine
del secolo diciottesimo.
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